Susanna
PIANO

Susanna Piano è nata nel 1963 ai piedi delle Alpi e vive a Torino. Le sue raccolte di poesia: Canti Affranti (Edizioni del Leone, 1995), Come formiche in un guscio di noce (Edizioni del Leone, 2005), Poesie per le ore del giorno“ (Torino Poesia, 2010), Maternalia (Aragno, 2013), Light Room (Aragno, 2018). Appare in numerose antologie tra le quali Infanzie (Salvatore Sciascia Editore, 2001, a cura di Ferdinando Albertazzi).

susannapiano@virgilio.it

POESIE

da POESIE PER LE ORE DEL GIORNO

FOCOLARE
Il lavello di cucina
stilla gocce di monotonia

guardo fuori dalla finestrina
mi grattugio un dito di poesia

infilo nel forno la teglia
la testa non posso – da sveglia –

sorrido alle patate sbucciate
qualcuno ride di televisionate.

Ma dov’è, dov’è più il focolare?
E dov’è, dov’è più la mia metrica?

Caricatura e monumento del poetare
stanco angelo della cucina elettrica.

MICCIA
Esplodono le parole
quando non vogliono
starsene sole.

Ma la miccia
chi l’ha innescata?

Ho visto passare
la Poesia
ma si è defilata.

POESIA NASCOSTA
Sotto il lavello si è nascosta
non vuole uscire e non si sposta

ha detto che attende l’esplosione
di pentole, fornelli e televisione.

E’ notte ormai,
ora puoi uscire
siediti accanto a me
so che hai cose da dire.

*
Sospingendo i miei piedi
tutta la mattina
un fruscio di petali
un silenzio alato
un impalpabile
segreto vellutato

sospingendo i miei piedi
privi di direzione
verso una meta
ignota ma certa.

*
Non aderisce all’universo
la fissità delle cose

incessante esso si trasforma

sacrificio perenne
di spine e rose

Si avviluppa dentro
al respiro della vita

cerchio argenteo e spento
dell’anima
immobile movimento.

*
Silenzio di braci.
Nel cielo
sepolto di stelle
batte il mio cuore.
Tu taci.

*
Mai uguale a come
il giorno prima la lasciamo:

il merlo nel nido
l’indomani vola.

Così il cuore.
Ieri era di pietra,
oggi di legno.
Lo incendia
la più piccola fiammella.

Sarà buono da ardere
sul braciere del sacrificio.
Alta farà la fiamma
e netta
e pulita.

Così verrà rischiarato
ciò che resta del cammino.

CHANSON DU CIEL INTERIEUR
Si è rovesciato il cielo
dentro questo bicchiere
e a guardarlo sprofondo.

E’ un abisso, un gorgo
o una specie di amore?

Rovesciato dentro agli occhi
di quelli che amano
forse è un cielo interiore.

*
L’armonia ci incanta
è puro sortilegio

ala d’angelo
distrattamente
lasciata trapelare

l’armonia è il cielo
che ci è celato.

Si tiene insieme la vita
in disarmonia perfetta.

*
S’alza il sole
e illumina la mente:

sono stanca
di vedere ciecamente.

Questo corpo
è la stanza
dove l’anima
danza.

*
Errando
ancora un po’
tra questi boschi

lasciando i suoi capelli
impigliarsi alle cose
al gioco del vento

concendendosi il tempo
per annusare le rose.

*
Lentamente si muove
sul profilo dell’alba

e da lontano è così nitida
che si può farne un ritaglio
e incollarla su un foglio

lucente profezia
di ogni cammino
che non riusciamo a capire

non conosce vie tracciate
nè strade sicure.

Sola e errante.
Basta a se stessa
la sua figura camminante.

*
Ancora verrà
quando ci avevi rinunciato
su quel tuo “basta”
ricamerà fiori
e sull’asfalto bollente
carezze solleverà
dal nulla

come sempre
dirò
che è la sola cosa
che ci manca.

da COME FORMICHE IN UN GUSCIO DI NOCE

FRONDE
Aver amato è poca cosa:
non bagna i fiori
il pianto estinto.

Ben altro è amare:
sentir frusciar le fronde
contro il buio
e nulla sapere
se non la nostra inconsistenza.

CRUNA
Quel sottile dolore
che passava in una cruna
e scivolava
sulla punta dello spillo

quel dolore(….)?
il cuore oltrepassava
fino a toccar la croce.

NOTTE TERMINALE – REPARTO  K
Stanotte è una notte
che inghiotte le stelle
e le sputa lontano

che si mangia la luna e la vita
dentro un palmo di mano

che ti lacera
e strappa la pelle
di un dolore ribelle

ma domani
chiedo per te il vento ed il sole
che ti tinga d’azzurro i capelli
che ti porti profumo di viole
che tu senta respiro e speranza
di una nuova altra vita
che il cielo a guardarlo ti dica
– non c’è morte infinita –

Stanotte che notte
le sue stelle le inghiotte.

ANGELI
Angeli splendidi di luce
il tuo viso riluce
mentre un bagliore si cuce
si scuce il dolore
e ritorna la luce.

*
Le nuvole
il cuore m’espandono
quando grigie
sulle cime degli alberi s’alzano

perpendicolare
sta
la mia anima
oltre la cortina
degli sguardi

alberi sospirano
di
esperienze
ventose

gigli come spade
in
giornate
piovose

tu    garofano rosso
sulla neve

(i fiori
mi fanno sentire
la pesantezza dei polmoni)

VIAGGIO
Assaporando il ritorno
da un viaggio
in fondo a un bicchiere
mi chiedevo
quanti chilometri
fosse lungo un abbraccio.

ORTENSIE
Tonde e rosee sotto la pioggia
dondolano le ortensie,
dal vento sferzate s’aprono
il capo piegando e le corolle.
Un po’ di dolore  è anche mio che
non conosco quest’arrendevolezza.

CENERE
Sbriciolarsi delle ossa
raggrinzire della pelle
rinsecchirsi della carne
frantumarsi
lacerarsi
poi sparire
sì lo so,
del mio sangue raggrumato
del mio corpo macerato
poi finito
sì lo so,

come brezza inconsistente
rimarrà sotto il vestito
solo un vento di parole
con la smania d’infinito.

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